Palermo celebra il ventennale del primo trapianto, ma si guarda avanti con il cluster Rimed-Ismett 2, Razza: “Futuro in crescita”

Sono 2.197, dei quali 245 pediatrici (dati al 30 maggio scorso) i trapianti eseguiti dall’Ismett – Istituto Mediterraneo Trapianti e Terapie ad alta specializzazione – da luglio del 1999, di cui ben 1.227 sono gli interventi di trapianto di fegato. L’8 per cento dei pazienti curati nel 2018, viene da fuori regione o da altri Paesi.

I dati sono emersi in mattinata nel corso della celebrazione dei 20 anni della fondazione dell’Istituto a Palermo che prevede una due giorni dal tema “Immaginando il futuro del trapianto di fegato”. 
In una calda giornata di luglio di 20 anni fa, veniva portato a termine nell’Istituto Mediterraneo Trapianti (Ismett) il primo trapianto di fegato della Sicilia, un evento che ha cambiato il volto della sanità siciliana, dando una nuova speranza ai pazienti affetti da insufficienze terminali d’organo.

In Sicilia e in tutto il Sud Italia – fino alla nascita dell’Ismett – non esisteva, infatti, nemmeno un istituto attivo nel settore del trapianto di fegato, fatto che imponeva a medici e pazienti una scelta tra la morte certa o il tentativo di un “viaggio della speranza” fuori dalla propria regione o addirittura all’estero.

“Il governo regionale fin dal suo insediamento ha ritenuto strategica la presenza di Ismett in Sicilia e lo ha fatto sottoscrivendo un accordo decennale che ha consentito di far dire a Upmc International, cioè a chi ci guarda dagli Stati Uniti, che in Sicilia esiste un governo che ha lungimiranza per il futuro. Lo dimostrano l’accordo decennale e l’intesa, sottoscritta proprio nella sede della presidenza della Regione con le università siciliane. Un dialogo costante che sta permettendo così di orientare le strategie per il futuro”, ha detto l’assessore Ruggero Razza intervenendo oggi, a Villa Zito.

“Una programmazione tangibile – ha aggiunto – che diventerà presto cantiere con il centro Rimed di Carini, accanto al quale, lo abbiamo deliberato proprio alcuni giorni fa, sorgerà l’Ismett 2 che significa impiegare quasi 160 milioni, quindi una ulteriore conferma dell’impegno, che permetterà a Palermo di essere competitivi nell’offerta sanitaria”. “Siamo convinti – ha proseguito – che la presenza di un grande centro di ricerca internazionale in Sicilia sarà la ulteriore occasione per la grande operazione di rientro di intelligenze siciliane, di cervelli in fuga che troppe volte sono stati costretti a lasciare la nostra Isola e che anche grazie a questa iniziativa potranno tornare indietro”. 

Nei piani futuri dell’Istituto, infatti, c’è la creazione del cosiddetto ‘cluster’ di ricerca Ismett-Ri.Med. Un progetto, che rientra nell’accordo decennale siglato con la Regione Siciliana lo scorso dicembre, e che ha come obiettivo la creazione di un nuovo ospedale da costruire nei pressi del Centro di ricerca per garantire la completa integrazione fra medici e ricercatori.
“Oggi - ha concluso Razza – ricordiamo i 20 anni dal primo storico trapianto di fegato, ma stiamo anche celebrando un futuro di crescita per tutto il territorio siciliano”.

L’Ismett di Palermo, nato da una sperimentazione gestionale che ha avviato un partenariato pubblico – privato internazionale no profit tra l’Upmc di Pittsburgh e la Regione Siciliana, è stato il primo ospedale italiano dedicato interamente ai trapianti di tutti gli organi solidi (fegato, rene, cuore, polmone, pancreas).

Sono 114 i posti letto di cui dispone l’Istituto, di questi 20 sono di terapia intensiva e 10 sono quelli destinati alla pediatria addominale. Lo scorso anno, il numero dei ricoveri ordinari è stato di 2.779, 1.585 le sedute di sala operatoria. Ad oggi, all’interno dell’Ismett, lavorano 887 dipendenti, equamente distribuiti fra uomini e donne.

Dal 2014 è stato riconosciuto anche il carattere di Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) per la cura e la ricerca delle insufficienze terminali d’organo. Sono 786 gli articoli pubblicati, 91 i trial clinici già effettuati e 22 quelli in fase di valutazione. In questi 20 anni, Ismett ha attratto in Sicilia fondi per oltre 41 milioni di euro ottenuti grazie a progetti di ricerca.

E proprio per consentire a ISMETT di avviare progetti di ricerca sempre più ambiziosi, a giugno del 2017 è entrata a far parte della compagine societaria dell’Istituto la Fondazione Ri.MED., con sede a Palermo, che punta a promuovere, sostenere e condurre, direttamente o indirettamente, progetti e programmi di ricerca nel campo delle biotecnologie con particolare riferimento alla trasferibilità dei risultati nell’area biomedica. Il progetto più ambizioso è la creazione a Carini del Centro di Ricerca di Biomedicina e Biotecnologie (CRBB).

“Le celebrazioni del 20 ° anniversario del primo trapianto di fegato eseguito in Sicilia – spiega Angelo Luca, direttore di ISMETT - sono un'occasione per fare il punto su quanto è stato fatto in questi anni, ma soprattutto per presentare lo stato dell’arte del cluster ISMETT/Ri.MED e i progetti che la Regione Siciliana, UPMC e la Fondazione Ri.MED hanno recentemente condiviso nel nuovo accordo-quadro decennale”

“20 anni fa il primo trapianto di fegato in Sicilia ha segnato l’inizio di un’inversione di tendenza nei viaggi della speranza per andare a curarsi nelle regioni del nord o all’estero con un aggravio di sofferenza umana ed economica per i pazienti e le famiglie – sostiene il Ministro della Salute, Giulia Grillo - A marzo ho visitato l’ISMETT, ho parlato con i pazienti e verificato la qualità delle cure e della struttura. In questi primi 20 anni, sono stati avviati i programmi di trapianto di tutti gli organi solidi (fegato, cuore, rene, polmone e pancreas), con la riduzione drastica del numero di siciliani che partono per sottoporsi a un trapianto.

Sono però consapevole che abbiamo la necessità di fare crescere l’attività di donazione e trapianto anche negli altri centri della Regione, così come è assolutamente fondamentale l’obiettivo di far calare la percentuale di opposizioni al prelievo degli organi, che nel 2018 in Sicilia si è attestata sopra il 47%, contro una media nazionale del 29,9%. Un divario che può e deve ridursi promuovendo una più diffusa cultura della donazione, implementando le rianimazioni e rafforzando la fiducia dei cittadini. Dobbiamo continuare a lavorare per ridurre il divario in sanità fra Nord e Sud, attraverso la promozione nelle regioni di programmi di ricerca traslazionale e delle più innovative tecnologie. Un obiettivo raggiungibile anche attraverso la creazione di centri di ricerca specializzati come il nascente cluster ISMETT-Ri.MED”