Paziente a rischio vita salvo grazie al lavoro di squadra: la lettera di ringraziamento della figlia all'Asp di Ragusa

Simulazione PS Policlinico

“Le scrivo per raccontarle una favola, una di quelle che ha un lieto fine, ma che è drammaticamente reale”. Comincia così la lettera che La figlia di un paziente, arrivato in condizioni disperate al pronto soccorso del Giovanni Paolo II di Ragusa, ha inviato alla Direzione Generale dell’Asp di Ragusa. Una missiva sincera ed accorata per ringraziare tutto il personale del PS per la sensibilità e la capacità professionale messa in campo che sono state determinanti per salvare la vita del proprio padre.

L’uomo è giunto con il 118 al pronto soccorso del Giovanni Paolo II in codice rosso ipoteso, bradicardico e lamentando dolori addominali. E dopo la tac viene confermato “un versamento ematico addominale molto importante dovuto ad un aneurisma dell’aorta addominale”.

“A questo punto inizia la favola”, si legge nella lettera in cui si ricostruiscono tutte le fasi della vicenda.

“Signora se può mandare suo marito e lei rimane qui è meglio” – si legge ancora – in quella frase c’era tutto! Corro a casa nella speranza che mio padre mi aspetti, torno al pronto soccorso e cerco di consegnare i documenti all’infermiere. Mi richiamano: “signora ho organizzato il trasferimento a Catania con l’elicottero” entra l’infermiera; “dottore l’elicottero parte alle 22.00 dovremmo farcela” .Ore 23.30 l’intervento era quasi finito”

La donna fa sapere che il padre è stato trasferito dalla terapia intensiva al reparto di chirurgia vascolare del Policlinico di Catania: “Gli ho parlato, gli ho raccontato sommariamente quello che è successo e le sue uniche parole sono state: “ringrazia tutti”.

“Caro direttore – conclude la signora –  i miei ringraziamenti vanno agli infermieri che non l’hanno lasciato un secondo, all’anestesista, al tecnico e al radiologo che in radiologia hanno dovuto effettuare un esame in piena urgenza in tempo record, agli autisti che non hanno perso un minuto, ma in particolare il mio ringraziamento va al Dr. Pricoco che ha coordinato questa emergenza in modo eccelso.  Ci ha creduto e se mio padre è vivo è anche perché ci sono medici che nonostante la trincea credono in quello che fanno e lo fanno senza remissioni”.

E’ una storia di ‘straordinaria normalità’ che ha per protagonisti silenziosi tanti operatori della sanità siciliana.